• on maggio 10, 2022

Calabria. Nella diocesi di Cassano all’Jonio rifiorisce la speranza con la “Casa della misericordia”

I colori della struttura e dell’arredo, l’innovazione dei percorsi architettonici, l’entusiasmo dei piccoli, degli anziani e dei disabili, i lavoretti artigianali, i dolcetti realizzati con le proprie mani, le feste, i sorrisi, gli sguardi, la voglia di raccontare. Luoghi di rinascita, fiducia e speranza in terra di Calabria, nella diocesi di Cassano all’Jonio, dove l’accoglienza dei volontari e di un’équipe psico-pedagogica e socio- assistenziale altamente qualificate hanno un nome: Fondazione di Comunità “Casa della Misericordia”, frutto dell’incontro tra la Fondazione “Casa della Provvidenza Antonio, Diana, Francesco e Luisa Rovitti” e il Seminario diocesano “Giovanni Paolo I”, con sede a Castrovillari.

“Un segno concreto del Giubileo straordinario della Misericordia, nel 2015 – spiega il vescovo Francesco Savino, presidente della Fondazione – che io stesso ho voluto fortemente dopo un anno di riflessione e condivisione. La Casa della Misericordia è una realtà inclusiva di persone che si vogliono bene, indifese, e che hanno bisogno della misericordia divina, oltre che dell’attenzione umana.

A Castrovillari, nella sede di un convitto diocesano che era ridotto a struttura fatiscente, ricettacolo di topi e nascondiglio per i tossicodipendenti, è nato poi il Polifunzionale della disabilità Mons. G. Angeloni, che vede la compartecipazione dei comuni di Trebisacce e Castrovillari, e di 5 associazioni del territorio, con due comparti: uno socio-sanitario di prossima apertura, e un altro socio-assistenziale, una stella polare per orientare la fragilità in ogni fase dell’esistenza. Prima abbiamo tracciato una mappa dei bisogni del territorio, per dare risposte e interventi mirati con l’osservazione e l’ascolto. Ma questa è soprattutto la risposta di Dio, che si fa concretezza”.

Una risposta che illumina gli occhi degli utenti del Polifunzionale di Castrovillari, costo 2 milioni e mezzo di euro, in parte provenienti dai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, ma soprattutto dalla Fondazione e dalle donazioni private. Due centri diurni per diversamente abili, sia minori, che adulti (Aurora 1 e Aurora 2), due case famiglia “Dopo di noi” (Isacco 1 e Isacco 2) e a breve si attende l’inaugurazione del centro per l’autismo “Angeli custodi”, nato con la collaborazione di uno sportello informativo e di ricerca allestito nell’Università della Calabria (con la Fondazione che ha messo a disposizione una borsa di studio) e di un centro per i disturbi dell’alimentazione, “Insieme”. Per un totale di 40 posti letto residenziali e 60 diurni, 8 operatori socio-sanitari, 4 educatori, 2 psicologhe, un poliambulatorio specialistico e una sala mensa. Quando il personale della struttura racconta qualcosa del proprio quotidiano gli sguardi si illuminano e i cuori si infiammano: qui non si fa solo un mestiere, si vive una missione e si incarna un ideale. E le parole di Giuseppina, Rosetta, Bruna, Domenico e Vincenzo, alcuni degli ospiti, descrivono un luogo in cui ci si sente a casa, in una struttura curata e a misura d’uomo, dove nessuno è un numero e c’è attenzione per le inclinazioni e le passioni di ciascuno.

Spostandosi poi da Castrovillari a Francavilla Marittima, cambiano gli scenari e le problematiche affrontate ma l’atmosfera rimane la stessa. In questo Comune situato nella Piana di Sibari, ai piedi del Parco nazionale del Pollino, c’è la “Casa di Zaccheo” per minori abusati, attiva dal 4 gennaio 2020, grazie alla Fondazione.

“Fino al 2008 – racconta Raffaele Bloise, direttore della Fondazione Casa della Misericordia – la nostra struttura era abitata dalle suore della Carità di Torino che si occupavano di orfanelle. Poi è diventata una casa famiglia e oggi conta 7 posti letto per minori dai 6 ai 17 anni, con 6 educatori, una psicologa, un’assistente sociale, una cuoca. Abbiamo costituito una società agricola che ha assunto 80 operai, per occuparsi di 500 ettari di terreno. Qui coltiviamo grano e riso – ci sono le risaie più vecchie d’Italia, per la metà dei terreni – e poi frutteti, cavolfiori, qualità tardive di agrumi, con serre e impianti fotovoltaici. Con i proventi assicuriamo una vita dignitosa anche ai minori che ospitiamo”.

“Lavorare in questo Centro specialistico per la cura e la protezione di bambini e adolescenti in situazioni di maltrattamento sotto la giurisdizione del Tribunale di Catanzaro – racconta Serena, 33 anni, educatrice – mi pone di fronte a bambini che hanno vissuto esperienze terribili, che giungono qui spaventati. Ce ne accorgiamo soprattutto la sera, prima di andare a letto, quando mi chiedono di raccontare la favola della buonanotte, o quando, in piena notte, hanno bisogno di essere tranquillizzati dopo aver fatto un brutto sogno. Gesti apparentemente banali o scontati che per loro però acquisiscono un grande significato. E quando tornano a casa e, fieri, ci raccontano dei buoni voti presi a scuola – sono tra i migliori della classe – o dei primi innamoramenti, capisci che riusciamo a farli stare proprio come in una famiglia. Negli incontri tra i ragazzi e i loro congiunti, a volte vedo sul volto dei genitori la tristezza nel sapere i figli lontani, strappati via, ma percepisco anche la loro gratitudine per ogni piccolo progresso conquistato e per ogni cambiamento positivo dei ragazzi. E poi c’è una particolare attenzione anche alla cura spirituale, oltre che al percorso terapeutico, a cominciare dalla preghiera quotidiana”.

“Il Terzo settore, il no profit – conclude il vescovo Savino – può fare miracoli se non diventa emergenza, perché è forza valoriale, impegno e sacrifici quotidiani, qualità di prestazioni, lavoro pulito, bello. L’economia sociale e solidale è preludio di cambiamento e di crescita per il nostro territorio”.