• on ottobre 24, 2019

Brexit. Mons. Treanor (Irlanda del Nord): “La gente è stanca del prolungato clima di incertezza”

“Brexit sarà un processo che continuerà, che al momento non è finito. Ci potranno essere ancora degli sviluppi. Nessuno può dire come si concluderà, fare delle previsioni. Ci sono voci che chiedono addirittura un secondo Referendum”. È proprio questo clima di incertezza a mettere a dura prova le popolazioni dell’Irlanda del Nord e della Repubblica di Irlanda (Eire). A parlare è mons. Noel Treanor, vescovo di Down and Connor. “I cambiamenti ci sono, sono impercettibili, difficile da misurare ma ci sono”. Il Brexit ha avviato “un processo che rischia portare indietro il tempo di 20 anni”. Mons. Treanor è delegato per i vescovi di tutta l’Irlanda alla Comece, la Commissione che riunisce le conferenze episcopali dell’Ue. Per questo suo ruolo, ha modo di incontrare membri del Parlamento europeo e rappresentanti delle istituzioni europee ed è direttamente a loro che si fa portavoce – ci dice – delle preoccupazioni per il futuro, per l’impatto economico, sociale e per le potenziali conseguenze che il Brexit potrà avere anche “sulla pace e la stabilità” di un territorio che ha conosciuto nel suo passato violenze e spargimento di sangue.

Come si sta vivendo il processo di Brexit, tra continui rinvii, proposte e bocciature?

Le persone stanno vivendo una situazione di incertezza continua e profonda. Sta emergendo anche una certa fatica nella società. Il mondo del business ma anche il settore delle agro-economie sono ovviamente messi alla prova da questa crescente incertezza e dal prolungamento del processo. Le persone non vedono la fine. Studi e ricerche indicano che la popolazione è sempre più certa che le conseguenze del Brexit saranno profonde e difficili.

E la questione del confine?

Era una questione che si faceva sentire fortemente sin dall’inizio del ventesimo secolo. Ora con la Brexit, torna in un contesto nuovo. 20 anni fa, fu stipulato il “Good Friday Agreement”, l’accordo del Venerdì Santo, che è stato uno dei più importanti sviluppi del processo di pace e di riconciliazione. L’accordo fu sottoscritto dalla maggior parte dei partiti dell’Irlanda del Nord e fu stipulato anche tra il governo del Regno Unito e quello della Repubblica d’Irlanda. La prospettiva oggi di un “hard Deal”, una uscita senza accordo, no-deal, o l’idea di una qualsiasi infrastruttura di confine è una questione per noi di grande preoccupazione perché

ogni infrastruttura può rappresentare una minaccia per la sicurezza.

Nel “new deal”, però, non si parla più di confine?

Sì, è possibile. Il fatto è che non si sa ancora se c’è e come sarà questo accordo. Non sappiamo cosa succederà in futuro. Sappiamo solo che siamo ancora in una situazione di indeterminatezza. Dobbiamo quindi aspettare e vedere cosa succederà in futuro. È quindi una situazione di grande incertezza e instabilità politica.

E sul confine, cosa pensa?

Nessuno davvero sa come si concluderà questo processo. Speriamo che si possa trovare una soluzione che possa proteggere il mercato unico.

Se il Regno Unito decide per una “hard Brexit”, mette in discussione la questione dell’integrità del mercato.

Cosa può fare la Chiesa in questa situazione?

La Chiesa cattolica e le Chiese in Irlanda, sono molto attive. Le istituzioni stabilite in Irlanda del Nord dal “Good Friday Agreement”, Assemblea ed esecutivo, non stanno funzionando da molto tempo. C’è quindi un vacuum politico. Nel 2018, i leader delle quattro Chiese cristiane presenti nel Paese – la Chiesa cattolica, anglicana, presbiteriana e metodista – hanno proposto un incontro con i membri dei partiti politici. L’incontro si è svolto ed era la prima volta che i politici appena eletti si sedevano tutti nella stessa stanza dopo le elezioni. Alcuni si incontravano per la prima volta. In quella occasione si è parlato dell’impasse politico che si sta vivendo in Irlanda del Nord e della preoccupazione per il Brexit. Le Chiese quindi diventano agenti di facilitazione del processo politico, di incontro e dialogo tra tutte le componenti della società.

Cosa chiedete ai politici?

Il fatto è che i partiti politici in Uk sono molto divisi rispetto al Brexit. Anche la società è divisa su questo argomento. È chiaro che la questione Europa sta facendo emergere una profonda diversità nella opinione politica che si riflette nei partiti politici e nel parlamento. Tenete conto poi che in Irlanda del Nord, la maggioranza delle persone aveva votato per il “Remain” in Ue. La realtà è che per più di 20 anni l’economia dell’Irlanda del Nord e l’economia dell’Eire sono state legate e sono quindi diventate inter-dipendenti. Non c’è confine e i due Paesi di fatto fino ad oggi appartenevano all’Unione europea e quindi usufruivano della stessa libertà e del mercato unico. E questo ha facilitato in questi anni la loro interdipendenza dal punto di vista economico e dei servizi. Alla domanda, cosa mi aspetto dai politici, rispondo che personalmente mi aspetto leadership, incoraggiamento e soprattutto capacità di generare quello stesso processo nella società che era legato al progetto europeo. Un progetto di pace, di promozione dei valori umani, di rispetto della dignità della persona umana, di inter-dipendenza degli Stati per il bene comune dei popoli d’Europa.