• on novembre 7, 2020

Biden ad un passo dalla Casa Bianca, ma Trump non si arrende

A quattro giorni dalla chiusura delle urne non c’è ancora certezza su chi sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti.

La pandemia ha cambiato e sta cambiando la struttura di queste elezioni, non solo per i temi e i candidati, ma perché sarà il voto per corrispondenza di oltre 100 milioni di americani a decidere il 46° presidente.

Ci si aspettava il caos da queste elezioni e anche se la sospensione di queste ore cresce, non ci sono stati gli scontri a cui la polizia si è preparata da mesi. Ci si aspettava che un’onda blu democratica ricoprisse il Paese e anche questo non è accaduto con gli stati del Midwest e del Sud ancora saldi nell’ala repubblicana. Ci si aspetterebbe come da tradizione un passaggio ordinario del potere tra il candidato repubblicano e quello democratico, in caso di vittoria di quest’ultimo, ma anche quella che è stata certezza storica è messa in discussione dalle cause legali intentate verso gli stati dove i voti di differenza tra i due concorrenti sono molto pochi. Poi ci sono tweet a valanga e pronunciamenti di vittoria infondati che continuano a seminare incertezza e teorie del complotto che gonfiano le fila dell’organizazzione Qanon, già da tempo impegnata nella propaganda sull’esistenza di uno stato oscuro all’opera dietro quello ufficiale. E così

mentre il sipario sulla presidenza Trump non è ancora calato e non si è aperto del tutto quello sulla vittoria di Biden, il Paese vive attaccato alla tv e agli schermi in attesa di un verdetto certo.

Ieri sera Trump intervenendo ad una conferenza con i giornalisti ha continuato a ribadire la teoria della frode elettorale, soprattutto a Filadelfia e Detroit, ma continuano a non esserci evidenze provate dalle sue affermazioni, al punto che due giudici in Nevada e in Michigan hanno respinto i ricorsi legali della campagna repubblicana. Il presidente ha dichiarato poi che l’apparato elettorale degli stati in bilico è guidato dai democratici, ma i fatti smentiscono la realtà perché sia in Georgia che in Nevada sono repubblicani. In particolare il segretario di stato della Georgia, che segue lo spoglio, ogni giorno ha tenuto un briefing con i giornalisti ribadendo che “ la lentezza nella conta è garanzia di difesa della nostra democrazia”. Anche Biden ieri sera alle 23, ha parlato alla nazione, senza pronunciare l’atteso discorso della vittoria, chiedendo ancora una volta “pazienza” per la conta. “Vinceremo questa gara e stiamo dimostrando ancora una volta ciò che abbiamo dimostrato per 244 anni in questo Paese: la democrazia funziona”, ha ribadito insistendo sul fatto che “ogni voto sarà contato” in contraddizione con i tweet presidenziali che chiedevano e chiedono lo stop al voto. Intanto sulle strade delle principali città del Paese si danza, si canta, si prega attendendo la fine di queste tormentate elezioni. “Stiamo celebrando il diritto di voto di tutti”, gridano i manifestanti per le strade di Filadelfia; mentre a Phoenix in Nevada i supporter di Trump sono inginocchiati in preghiera davanti all’ufficio che certifica la validità del voto. Nelle strade di San Francisco

sono stati dipinti murales dove si dichiara che ogni voto conta. E anche oggi si attende, si guarda la tv e tutti i siti e i post possibili nell’attesa che queste elezioni rabbiose finiscano, ma non finirà ciò che le ha rese tali.