• on Dicembre 31, 2022

Benedetto XVI: un maestro e un amico

Docente universitario, esperto del Concilio, arcivescovo di Monaco e Frisinga, prefetto per la Dottrina della Fede per 23 anni, Papa e Papa emerito: cosa dire e come dirlo? Mi limiterò alle relazioni personali intrattenute per quarant’anni con Joseph Ratzinger.

Come giovane redattore di Communio, ordinato sacerdote un anno prima, ero sorpreso e onorato di essere stato invitato a Monaco, il 28 maggio 1977, alla sua ordinazione episcopale. Dopo la cerimonia – e la processione di ringraziamento alla Mariensäule – mi sentivo un po’ perso tra la folla degli ospiti. Il neo arcivescovo mi vide e mi ritrovai al tavolo con la sua famiglia. Per “La France catholique” ho tradotto a Natale del 1979 una delle sue omelie, sul bue e l’asino del presepe.

Gli incontri internazionali della rivista Communio erano a quel tempo dominati da Hans Urs von Balthasar, che ascoltava in silenzio prima di offrire un’opinione brillante sul tema in discussione; spesso però chiedeva il parere del suo collega più giovane, i cui interventi erano al tempo stesso precisi, chiari e sempre conciliatori.

Alla Fiera del Libro di Francoforte del 1978, Robert Toussaint, redattore presso la Fayard (e uno dei fondatori di “Communio”), riuscì a trovare il volume sulla morte e l’aldilà pubblicato l’anno precedente a partire dalle conferenze di Ratisbona. Ricevetti l’incarico di scrivere una prefazione alla traduzione di Henri Rochais e di aggiornare il libro in vista della seconda edizione del 1994.
Nel 1981 Papa Giovanni Paolo II gli affidò diversi incarichi importanti: la Congregazione per la Dottrina della Fede, la Pontificia Commissione biblica e la Commissione teologica internazionale. È risaputo che, prima di accettare, aveva chiesto di poter continuare le sue ricerche teologiche. Nel gennaio del 1983, la visita in Francia fu occasione di una memorabile conferenza sulla catechesi dei bambini, pronunciata prima a Lione e poi a Parigi (mi hanno chiesto di attenuare, in traduzione, i passi più pungenti del discorso, facendoli passare nelle note…).

Nel 1985, in occasione dell’ottantesimo compleanno di Hans Urs von Balthasar, organizzò per alcuni amici un indimenticabile ricevimento all’ultimo piano di Castel Sant’Angelo (che all’epoca apparteneva ancora alla Congregazione): la serata di festa terminò con una parte al pianoforte (com’era arrivato là?) eseguita a quattro mani dai due teologi.

I nostri contatti erano poi diminuiti fino a quando non pensò di nuovo a me in occasione dell’apertura degli Archivi del Sant’Uffizio, nel 1998. Vi avevo lavorato molto, e spesso era curioso di sapere quali scoperte avevo fatto. Inoltre, come il suo predecessore, accoglieva volentieri i gruppi di studenti che in estate portavo a Castel Gandolfo.
Il nostro ultimo incontro risale al 6 ottobre 2014, presso il Monastero Mater Ecclesiae: gli ho consegnato i due volumi che raccoglievano i suoi articoli pubblicati su “Communio” e lui ha chiesto informazioni sui redattori che si erano succeduti. Soprattutto, ha insistito, bisogna ritornare alle fondamenta, in particolare alla redenzione e alla giustificazione. Ha concluso il nostro incontro, dopo circa mezz’ora, dicendomi: “Lavori, lavori, io prego per lei!”.

(*) presidente di Communio France e coordinatore di Communio internationalis

Revue Communio France