• on novembre 25, 2021

Beati Beltrame Quattrocchi, esempio di un cristianesimo “della porta accanto”

Era il 21 ottobre 2001, domenica, quando venivano beatificati in piazza San Pietro Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi, prima coppia di coniugi nella storia della Chiesa ad essere elevata agli onori degli altari da San Giovanni Paolo II. Fu sempre il santo Pontefice a fissare la loro memoria liturgica il giorno stesso del matrimonio, 25 novembre 1905. Nell’omelia tenuta per la beatificazione, il Santo Padre, in riferimento al loro matrimonio, parlò di un vero e proprio “cammino di santità compiuto insieme, come coppia. Un cammino possibile, bello, straordinariamente fecondo, fondamentale per il bene della famiglia, della Chiesa e della società”. Parole profetiche, che allora come oggi annunciano la bella notizia cristiana del Sacramento del matrimonio che, se fondato in Dio, conferma che l’amore per sempre non solo è possibile ma è anche attraente. Fulgido esempio ne sono i beati coniugi Beltrame Quattrocchi che, in tempi difficili, “hanno tenuto accesa la lampada della fede” e l’hanno trasmessa ai loro quattro figli. Tra le gioie e le preoccupazioni di una famiglia normale, hanno saputo realizzare un’esistenza “straordinariamente soprannaturale, ricca di spiritualità”. Da qui la famiglia diventa culla della vita, luogo in cui i figli possano crescere e imparare l’alfabeto della vita.

L’educazione che i beati coniugi ha dato in casa ha lasciato le tracce più profonde, perché quella casa era piena di Dio, i cui vetri trasparenti delle loro anime lasciavano passare in abbondanza tutta la luce di Gesù Risorto, cosicché i figli guardando semplicemente i loro genitori, potevano capire quale era la giusta via da seguire.

Sono lieto di riportare in questa gioiosa memoria, l’intervista – di un testimone presente nel giorno stesso in cui venivano beatificati – molto profonda e ricca di spunti meditativi. A parlare è mons. Piero Marini, in occasione dell’inaugurazione dell’epigrafe marmorea a ricordo del matrimonio dei beati coniugi Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi nella basilica papale di Santa Maria Maggiore in Roma, il 13 maggio 2021:

La basilica papale di S. Maria Maggiore, una tra le basiliche più belle di Roma che ci riporta ai primi tempi della Chiesa delle origini. Questa basilica era tra l’altro punto di riferimento dei due beati coniugi Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi. In essa, nel 1905, si sono sposati. Pronunciarono il loro “sì” nella cappella di S. Caterina d’Alessandria dove, il 13 maggio del 2021, è stata posta e inaugurata un’”iscrizione” a ricordo di questo stupendo avvenimento.

(Foto: Massimiliano Noviello)

Una felice iniziativa che però non voleva essere solo un ricordo. L’obiettivo era ricordare il cuore di queste due persone vissute all’inizio del XX secolo, la cui memoria resta viva ancora oggi. Sono presenti in mezzo a noi e come tutti i Santi rappresentano il respiro della vita della Chiesa. La Chiesa infatti respira la santità dalla loro testimonianza evangelica. È l’eredità che più preziosa che essi ci hanno lasciato. Ecco perché è importante mantenere vivo l’esempio di questi due beati coniugi.

Possiamo dire che forse sono due beati un po’ particolari, in quanto frutto della teologia del laicato lasciataci dal Concilio Vaticano II.

Un marito e una moglie non erano mai stati beatificati, questo è un frutto del Concilio. Non erano sacerdoti né erano religiosi, non appartenevano ad una spiritualità riservata al clero, come si diceva dal Medioevo in poi, ma rappresentavano quella “santità comune a tutti i fedeli”, così come ricorda la Lumen Gentium che al n. 21 parla della santità laicale. La santità di coloro che vivono nel mondo e che si fanno santi non fuggendo il mondo, come avveniva nel Medioevo (secondo l’imitazione di Cristo per esempio), ma vivendo nel mondo e svolgendo i loro compiti, testimoniando il Vangelo in questo modo. I coniugi Beltrame Quattrocchi “sono un esempio per tutta la Chiesa”, ricordava il card. Camillo Ruini nel discorso da lui tenuto al processo di beatificazione svoltosi a Roma. “Non hanno fondato un ordine religioso, non sono andati in missione, in paesi lontani – diceva Ruini –, hanno semplicemente fatto il loro dovere e per questo sono diventati beati, vivendo in modo straordinario l’ordinarietà della vita. Hanno vissuto la Chiesa con i problemi del loro tempo, come membri dell’Azione Cattolica, come volontari all’Unitalsi accompagnando i malati a Loreto e a Lourdes oppure partecipando alla crescita del Movimento “Per un mondo migliore” del padre Lombardi”. Per dirla con Papa Francesco,

ci hanno lasciato l’esempio di un cristianesimo “della porta accanto”,

ricordandoci che in fondo, possiamo essere e diventare santi, nonostante i tanti nostri peccati e le nostre mancanze. La loro vita resta quindi per tutti un invito alla santità.

(*) OFMCap – Postulatore delle Cause dei Santi