• on dicembre 18, 2020

Australia. In un Report di 32 pagine istruzioni per una riforma di “governance” nella Chiesa

Un Report di 32 pagine per dare il via ad una profonda riforma di governance nella Chiesa cattolica in Australia come primo passo concreto per cominciare a mettere mano ai “fallimenti sistemici” che hanno permesso nel passato crimini e abusi. È stato pubblicato oggi dopo che i vescovi australiani lo hanno discusso, revisionato e approvato nell’ultima assemblea plenaria di fine novembre. Il corposo documento è l’esito, non finale, di un processo che la Chiesa in Australia ha avviato nel 2019 a seguito dell’indagine quinquennale della Royal Commission sulla piaga degli abusi sessuali contro i minori nel Paese. In particolare, nel suo Final Report, i commissari invitavano la Chiesa cattolica in Australia ad “esplorare e sviluppare modi in cui la sua struttura e le pratiche di governance possono essere più responsabili, trasparenti, più significativamente consultivi e partecipativi, anche a livello diocesano e parrocchiale”. “Questo rapporto – si legge nel documento – non è l’ultima parola sul governo della Chiesa, ma un contributo significativo in questo momento”. Dal titolo “The Light from the Southern Cross: Co-Responsible Governance in the Catholic Church in Australia”, il documento riconosce i miglioramenti già realizzati nella Chiesa in Australia. Propone alcune riforme aggiuntive. Ed evidenzia le aree in cui ulteriori cambiamenti possono essere giustificati come parte del “continuo processo di rinnovamento nella Chiesa, che è sempre un work in progress”. “È qualcosa che non è mai stato fatto prima”, dice l’arcivescovo Mark Coleridge, presidente dei vescovi australiani presentando il testo. “Fornirà un punto di riferimento di valore inestimabile sul modo in cui guardiamo al futuro”.

Prima di entrare nel dettaglio delle Raccomandazioni proposte dalla Royal Commission, i vescovi colgono ancora una volta questa occasione per ribadire il loro orrore per “i terribili crimini contro i bambini perpetrati da alcuni membri del clero, religiosi e laici della Chiesa” e “i fallimenti nel governo della Chiesa che hanno permesso che molti di questi crimini si ripetessero”. “Rinnoviamo il nostro impegno per garantire che ciò non si ripeta più e per rendere la Chiesa un ambiente sicuro”. La Chiesa australiana ha pertanto preso sul serio l’indicazione proposta dalla Royal Commission secondo la quale l’abuso sui minori è sempre un crimine perpetrato da una o più persone su una singola vittima o più vittime e per combatterlo occorre guardare ai “fallimenti sistemici di governance”. A questo proposito, il Report cita espressamente “la cultura all’interno delle istituzioni”, “i fallimenti nella scelta, nella formazione e nella supervisione del personale della Chiesa”, “l’incapacità di rispondere in modo appropriato alle denunce ricevute”. “I Vescovi – si legge nel documento – riconoscono che a volte ci sono stati gravi fallimenti nella leadership della Chiesa in Australia anche al di fuori dell’area di protezione dei bambini”. Tutto ciò però non toglie il fatto che esistano “segni di speranza”. Nel Report si legge: “Nonostante la vergogna per il comportamento passato di alcuni confratelli e religiosi, la stragrande maggioranza dei sacerdoti, delle suore e dei fratelli sono stati fedeli alle loro vocazioni”. “Nonostante la profonda delusione per i casi storici di abuso e per l’incapacità di alcuni dirigenti della Chiesa di rispondere adeguatamente”, molti fedeli laici continuano a credere che “possiamo essere una Chiesa migliore in futuro. Questo è un grande segno di speranza per la Chiesa oggi”.

Il Report contiene decine di risposte alle “Raccomandazioni” della Royal Commission. Se l’obiettivo finale è quello di rendere “la Chiesa il più sicuro dei luoghi possibili per bambini e adulti a rischio”, l’orizzonte di azione è ampio ed esplora varie tematiche a partire dal “ruolo crescente dei laici, in particolare delle donne, nella leadership nelle cancellerie, nelle parrocchie, nelle scuole e nelle agenzie della Chiesa”. Un principio-base viene accolto e valorizzato: “Una giusta comprensione della ‘corresponsabilità’ nella leadership sbloccherà i doni e l’esperienza dei laici, solleverà i vescovi e il clero dal portare inutilmente tutto il fardello del governo e, si spera, migliorerà il modo in cui le nostre diocesi, parrocchie, scuole e le agenzie operano”. Oltre alla corresponsabilità, il Report affronta anche la richiesta di una maggiore “trasparenza” nella nomina dei vescovi precisando che sarà deciso di volta in volta e in collaborazione con il Nunzio Apostolico e la Congregazione per Vescovi quali parti dei processi e delle procedure possono essere resi pubblici. Un “sì” deciso invece sul fatto che le donne possano assumere “un ruolo fondamentale in relazione alla selezione e alla formazione dei seminaristi” e “partecipare al team di valutazione per decidere l’idoneità all’ordinazione”. Riguardo invece alle “Visita ad Limina” dei vescovi a Roma e alla raccomandazione di rendere pubblico il loro contenuto, il Report fa notare che “scopo principale della visita Ad Limina Apostolorum è, come indicato dal titolo, fare un pellegrinaggio alle tombe degli apostoli e incontrare il Papa”. Tali riunioni “raramente generano risultati immediati”. La Conferenza episcopale australiana si riserva comunque la possibilità di pubblicare “un report” come già avviene dopo le riunioni plenarie dei vescovi. Il Report passa in rassegna le questioni della salvaguardia dei minori e adulti vulnerabili, la formazione del clero e dei vescovi, i sistemi di collegialità nel governo anche diocesano della Chiesa, della trasparenza e della informazione. Ma avverte: “Il buon governo nella Chiesa o nella società non è mai solo una questione di strutture, politiche e formazione”. Implica anche “un attento ascolto dello Spirito Santo, un impegno continuo alla conversione e al rinnovamento, al servizio del bene comune”. E aggiunge: “Come Papa Francesco ci ha ricordato in numerose occasioni, una Chiesa altamente burocratizzata potrebbe essere una rispettata ong ma potrebbe perdere la sua ‘anima’, la sua identità e il senso stesso della sua missione”.