• on agosto 25, 2021

Aree interne. Mons. Pompili (Rieti): “Spingere verso un diverso rapporto tra l’uomo e l’ambiente”

“Avviare un confronto comune per elaborare un piano di rilancio pastorale delle ‘aree interne’ del Paese, che sempre più si trovano a fare i conti con l’emarginazione, lo spopolamento e la crisi economica”. È questo l’obiettivo dell’incontro che il 30 e il 31 agosto – per iniziativa dell’arcivescovo di Benevento, mons. Felice Accrocca – vedrà riuniti nel capoluogo sannita, presso il Centro “La Pace”, più di venti vescovi provenienti dalle diocesi di Piemonte, Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria. Tra i partecipanti al convegno ci sarà anche il vescovo di Rieti, mons. Domenico Pompili, che proprio ieri, celebrando il quinto anniversario del sisma del 2016, nell’omelia ha posto l’accento sull’importanza dei piccoli borghi e della loro ri-costruzione. Il Sir lo ha intervistato.

“L’evento – spiega il vescovo reatino che è anche amministratore apostolico di Ascoli Piceno – prende spunto dall’intuizione che le numerose aree interne del Paese non devono vivere questo come un destino immutabile o come una ipoteca ‘per sempre’. La loro condizione può essere, infatti, reinterpretata anche alla luce dei cambiamenti intervenuti per esempio nel mondo del lavoro, nella qualità della vita. È cambiata anche l’accessibilità dei luoghi. Tenendo insieme tutte queste variazioni, non possiamo pensare a vivere questi luoghi riproducendo le forme del passato ma spingere verso un diverso rapporto tra l’uomo e l’ambiente”.

Si riferisce a quella correlazione tutta da ritrovare tra città e montagna, o le cosiddette aree interne, cui accennava ieri ad Amatrice?

Serve stipulare ‘un vero e proprio ‘contratto’ tra la città e la montagna.

C’è un enorme debito che le città hanno maturato verso le aree interne che presidiano beni fondamentali come l’aria, l’acqua potabile, i laghi, le coste, i mari, i fiumi, i boschi.

foto SIR/Marco Calvarese

Tutto questo deve riverberarsi in una possibilità di vita. È il momento di onorare questo “debito” con un progetto di reciprocità economica. L’intenzione non è quella di riprodurre dei piccoli presepi ma di dare vita a centri che presidiano il territorio permettendo alle persone di viverci perché non sono solo luoghi sostenibili e ecologicamente attrattivi, ma anche luoghi dove è possibile usufruire di servizi tipici di una realtà cittadina. Se questo accade non verrà invertita la rotta dell’urbanizzazione ma sicuramente quote significative di popolazione potranno andare altrove decongestionando le città e ripopolando le aree interne.

Tutti temi particolarmente cari ai vescovi delle zone terremotate. Con lei a Benevento sarà presente anche mons. Renato Boccardo arcivescovo di Spoleto-Norcia…
Le aree terremotate sono quelle in cui il fenomeno dello spopolamento è stato reso ancora più evidente dai traumi del sisma. Ma si tratta di un fenomeno non generato dal terremoto. I luoghi dei crateri sismici devono poter rinascere non solo attraverso una ricostruzione fisica e materiale ma anche con una rigenerazione del territorio con nuove presenze che non siano limitate a quelle degli ex-abitanti, che a volte nemmeno vi ritornano, ma di persone che decidono di vivere in questi territori. Diversamente il rischio è che la ricostruzione accada senza che il tessuto sociale connettivo sia in grado di sostenerla.

foto SIR/Marco Calvarese

Quale potrebbe essere una “pastorale” adatta ad accompagnare questa rigenerazione di cui parla?
Quella che annuncia il Vangelo e sostiene la vita. In questi tempi post terremoto e pandemia l’obiettivo della Chiesa è sostenere e rianimare la vita vacillante e, in alcuni casi, anche ripensarla. Lo sforzo della Chiesa, soprattutto nelle aree interne terremotate, è anticipare il disorientamento che ha vissuto l’intero Paese per il Covid. Venendo meno la compresenza fisica è sembrato che la Chiesa stessa fosse destinata in qualche modo a polverizzarsi. Il rischio esiste però occorre trovare forme diverse attraverso le quali stabilire relazioni che sono queste che riescono a fare sì che il Vangelo abbia cuore e gambe.