• on Ottobre 28, 2022

Aperta la fase diocesana della causa di beatificazione e canonizzazione di Gregorio Pietro XV Agagianian

Missionario nel mondo per promuovere la missionarietà ed essere vicino alle comunità armene sconvolte dal genocidio del 1915. È uno degli aspetti di Gregorio Pietro XV Agagianian, cardinale di Santa Romana Chiesa, Catholicos Patriarca di Cilicia degli Armeni cattolici, emerso questa mattina, 28 ottobre, nel corso della sessione di apertura dell’inchiesta diocesana sulla vita, le virtù eroiche e la fama di santità e di segni del Servo di Dio. La cerimonia, nel giorno in cui la Chiesa celebra san Giuda Taddeo, primo catholicos di tutti gli armeni, si è svolta nell’abside della basilica di San Giovanni in Laterano dove era stato collocato un grande ritratto del Servo di Dio che spese tutta la sua vita affinché il Vangelo raggiungesse i confini del mondo.
Tra i presenti all’apertura della causa di beatificazione e canonizzazione anche il patriarca Raphael Bedros XXI Minassian e padre Carlo Calloni, postulatore generale dell’Ordine dei frati minori cappuccini. Il profilo bibliografico del cardinale Gregorio Pietro XV Agagianian, al secolo Ghazaros Lazarus Agagianian, è stato affidato al cardinale Angelo De Donatis, vicario del Papa per la diocesi di Roma. Nel mettere in risalto i tratti salienti del patriarca, cardinale, prefetto di Propaganda Fide – attuale Dicastero dell’Evangelizzazione –, il vicario ha ricordato che quella di Agagianian è stata una vocazione maturata “fin da bambino”. Nato il 18 settembre 1895 ad Akhaltisikhe, in Georgia, a soli 11 anni lasciò la famiglia e si trasferì a Roma dove frequentò il Collegio Urbano di Propaganda Fide. Il suo primo viaggio verso la Città Eterna, dove trascorse tutta la sua vita, rappresentò “nel tempo, il “ponte” di congiunzione tra l’Asia e l’Europa”. “Lontano dai suoi affetti più cari – ha affermato De Donatis –, sradicato dalla sua terra natia, Ghazaros Lazarus Agagianian convertirà l’assenza dell’amore materno in amore profondo alla Chiesa, divenendo la Chiesa stessa il suo tabernacolo, il luogo in cui la sua anima sacerdotale, mite e caritatevole, riuscirà a dare compimento al più esplicito desiderio di Dio: essere un fedele Pastore del suo gregge e un servo umile della Chiesa”. Fu profondamente segnato dal genocidio del suo popolo e quando fu eletto patriarca, il 30 novembre 1937, a cavallo tra le due Guerre mondiali, “molte furono le circostanze e le azioni che gli consentirono di guidare il suo popolo come un buon pastore – ha proseguito il cardinale vicario –. Le sue doti di prudenza, pietà e discernimento contribuirono ad alimentare la diffusione della verità con grande concretezza. Gli anni del suo ministero coincisero con un momento critico e crudele della storia dell’umanità. Il mondo del XX secolo era sprofondato nell’odio fratricida, sconvolto dai più grandi genocidi e da inaudite deportazioni, demolitore, come lo stesso Servo di Dio affermava, di ogni cosa, anche la più sacra”. Durante il concistoro del 18 febbraio 1946 fu creato cardinale e il suo nome fu più volte scandito nella Cappella Sistina durante il conclave del 1958 che portò all’elezione di Giovanni XXIII il quale lo designò quale Prefetto della Congregazione Propaganda Fide. “In questo nuovo servizio alla Chiesa, il cardinale Agagianian iniziò coraggiosamente la sua opera missionaria, divenendo il primo Prefetto a visitare personalmente le missioni in Africa, Asia e Oceania – ha aggiunto il cardinale vicario –. Desideroso di stabilire un contatto diretto con i fedeli di quella parte del mondo, in vari viaggi visitò il Pakistan, la Thailandia, la Birmania, Taiwan, l’Australia, le Filippine, il Vietnam, il Giappone e l’India. Il 5 marzo del 1959 raggiunse Seul, Corea del Sud, dove la comunità cristiana aveva sofferto, ma dove non erano mancati i testimoni del Vangelo, che avevano saputo tenere viva la fiamma della fede in Gesù. La dolorosa storia del popolo armeno gli permise di comprendere e affrontare quella corona di spine che aveva avvolto i fedeli coreani. Con il suo coraggio e il suo servizio assiduo, il cardinale Agagianian riuscì a dare un nuovo volto e una nuova espansione alla missione della Chiesa”. Nel 1962, con altri tre porporati, fu scelto come moderatore del Concilio Vaticano II, presidente della Commissione per le Missioni. Amava particolarmente i più piccoli, che definiva “le giovani menti e i cuori ancora intatti dal contatto del male del mondo”, e i poveri per i quali elargiva una “carità silenziosamente efficace” ha detto ancora il card. De Donatis definendolo “un’anima intimamente unita a Cristo e per Cristo” anche nel mesi della malattia che lo condusse alla morte il 16 maggio 1971. Le sue spoglie riposano nella chiesa armena San Nicola da Tolentino a Roma. Al termine della cerimonia, durante un breve saluto, il patriarca Raphael Bedros XXI Minassian, che è stato accanto ad Agagianian fino agli ultimi istanti della sua vita, ha affermato che il suo predecessore “è stato il padre di un popolo segnato dalla sofferenza ieri come oggi. Quanto ardore e devozione nel suo ministero per la Chiesa universale”.