• on gennaio 30, 2021

Anno Famiglia Amoris Laetitia. Padre Vianelli (Cei): “Uno sguardo nuovo per tradurre l’annuncio e la verità del Vangelo per ogni coppia”

Un anno di riflessione su Amoris Laetitia. Inizierà il prossimo 19 marzo, a 5 anni dalla pubblicazione dell’esortazione apostolica postsinodale, e si concluderà il 26 giugno 2022 in occasione del X Incontro mondiale delle famiglie. Ad annunciare l’ Anno “Famiglia Amoris Laetitia” è stato Papa Francesco domenica 27 dicembre, festa della Sacra Famiglia, prima della recita dell’Angelus.
“In questo tempo di pandemia – spiega al Sir padre Marco Vianelli, direttore dell’Ufficio nazionale Cei per la pastorale della famiglia – abbiamo più volte riflettuto sul volto delle famiglie e sulla loro capacità di tessere i fili delle comunità. In società come le nostre, caratterizzate dal principio di accelerazione che insieme al susseguirsi degli eventi porta a una sorta di bulimia che potrebbe impedire di cogliere fino in fondo la ricchezza del magistero, l’anno indetto dal Papa a cinque anni dalla pubblicazione di Amoris Laetitia diventa un’occasione straordinaria per tornare a riflettere su un documento ancora non conosciuto nella sua profondità e interezza”.

Il testo, “frutto di un Sinodo che per due anni (2014 e 2015) ha messo a tema la famiglia,

conferma sostanzialmente il magistero e la teologia precedenti accogliendo tuttavia uno sguardo nuovo.

Oggi Francesco ci chiede di non rincorrere l’ultimo spot, ma di tentare di mettere a fuoco difficoltà, rigidità e ostacoli per una sua piena ricezione e attuazione”.

Padre Vianelli accenna alla revisione del percorso compiuto dal 2016 ad oggi, avviata lo scorso giugno dalla Consulta di pastorale familiare, dalla quale emergono iniziative messe in campo dalle diocesi, ma anche criticità e fatiche, e spiega: “Rimane centrale il tema della fragilità, l’accoglienza dell’altro per quello che è”.

La vera sfida (e la novità di Amoris Laetitia) è per il responsabile della pastorale familiare,

“il passaggio dal principio generale al particolare,

fino a entrare dentro al vissuto delle singole situazioni: si tratta di tradurre l’annuncio e la verità del Vangelo per ogni coppia, nella quale c’è sempre una storia diversa”.

A partire dai corsi di preparazione al matrimonio. È finito il tempo di quelli “preconfezionati”: oggi chi li frequenta sono spesso coppie conviventi, adulte, magari con figli. “La dimensione universale rimane valida, ma dobbiamo inquadrarla nel particolare, in quel particolare che è veicolo di un incontro con Cristo che ha scelto di incarnarsi in quella specifica realtà”, 

precisa Vianelli, secondo il quale occorre dunque “ricostruire un annuncio nella consapevolezza che poi sarà Dio a fare cose grandi”. “Mi affascina sempre – prosegue – l’apertura del capitolo ottavo, in cui viene rilanciato il modello cristiano di famiglia nella sua pienezza, quello cui chiama il Signore, ma si riconosce che se non tutti rispondono a questa ‘perfezione’ non significa che la loro unione sia priva di significato. Noi dobbiamo continuare ad annunciare la verità, a dire alle persone che questa chiamata alla pienezza è per tutti nonostante la propria fragilità, che siamo chiamati al paradiso che è molto più della realtà che abbiamo tra le mani”.

Per il responsabile dell’Ufficio Cei occorre fare in modo che l’esperienza di Chiesa sia un’esperienza familiare: la famiglia fondata sul sacramento del matrimonio “ha il compito di

‘famigliarizzare’ la Chiesa,

di ri-offrirle quel lessico familiare che le consenta di scoprire la sua vera natura, richiamata dal Papa in Amoris Laetitia (n. 87), di famiglia di famiglie, perché nel dialogo con le famiglie che custodiscono la presenza del Signore la Chiesa scopre un suo modo di essere, a partire dall’accoglienza e dall’attenzione particolare per i più fragili”. Ciò si lega con la legge della gradualità:“Una coppia di conviventi che sperimenta una sua forma di ‘per sempre’, magari con la nascita di uno o più figli, anche se non se l’è detto nella fede e pertanto manca della pienezza sacramentale, vive già un legame indissolubile”.

Per quanto riguarda i divorziati risposati, “ci troviamo di fronte ad una storia sempre dolorosa, nella quale entrare in punta di piedi e, possibilmente, in ginocchio”. In quasi tutte le diocesi sono attivi percorsi di accompagnamento, oltre al “ponte giuridico-pastorale” voluto dal Papa per la verifica delle nullità matrimoniali. “Ci siamo accorti – riconosce Vianelli – che per la maggioranza di queste coppie ciò che conta è la dimensione ecclesiale. Nonostante le loro ferite, sono anch’esse parte viva della Chiesa che racconta il mistero di Cristo. Forse in passato questo è mancato nella prassi, maAmoris Laetitia ne ribadisce l’accoglienza, prima che come divorziati risposati, quali fratelli e sorelle nella fede”. Sono stati avviati anche percorsi di discernimento, “altro principio del quale il Papa ci ha restituito il valore, per discernere responsabilmente come un peccato oggettivo possa in alcune situazioni particolari non essere soggettivamente imputabile. Io, prete, posso riconoscere e far capire alla persona che

in un determinato caso particolare possono non realizzarsi tutte le condizioni affinché alla persona sia imputabile il peccato,

ma – chiarisce – è un processo che va fatto a livello individuale, con delicatezza e discrezione. E qui si apre tutta un’esperienza di Chiesa che potrebbe fare la differenza”.

Il ritornare all’Amoris Laetitia, afferma ancora il sacerdote, “dovrà anche consolidare o rilanciare un’attenzione da parte della comunità cristiana alla vita affettiva delle persone: non per giudicare, ma per accompagnare e discernere all’interno di un tessuto comunitario. Antidoto prezioso alla solitudine e all’isolamento”.

Un anno ricco di iniziative. Il Dicastero per i laici, la famiglia e la vita ha predisposto una brochure informativa, scaricabile dal sito www.amorislaetitia.va, da condividere con diocesi, parrocchie e singole famiglie. Perché questo anno è così importante? “Può essere un’opportunità per rilanciare il valore della famiglia, cellula fondamentale della Chiesa di cui custodisce il genoma e forma di presenza reale del Signore. La famiglia – conclude Vianelli – è un luogo teologico, sociologico, ecclesiale in grado di decodificare la realtà e offrire al mondo strumenti per affrontare le grandi sfide del nostro tempo ma va aiutata a prendere consapevolezza di ciò che è”.