• on febbraio 9, 2022

Aiutiamo i bambini a costruire i ricordi di domani

Due anni di vita sconvolti dal Covid, nella speranza che esca definitivamente dalle nostre esistenze e noi tutti si possa tornare allo scorrere dei giorni. Magari noioso, ma senza l’incubo che ci ha perseguitato. Questi due anni, è bene ricordarlo, hanno un peso specifico diverso a seconda delle età. È certamente così per chi di anni ne ha ben 81 o solo 18. Per non parlare dei bambini di 4 o 5 anni, cioè dell’età in cui i ricordi cominciano a consolidarsi e ad entrare nel cassetto in cui riponiamo le emozioni e le sensazioni legate ad incontri, relazioni, fatti della vita apparentemente insignificanti e che invece un senso ce l’hanno, eccome… E che a distanza di tempo, spesso lunghissimo, costituiscono un tassello della memoria insostituibile per la definizione di sé.

Non stupisce, quindi, la preoccupazione manifestata da chi vive accanto a questi nostri cuccioli di donna e di uomo. Genitori, insegnanti, nonni e pediatri li vedono crescere con la mascherina. Loro stessi preoccupati dall’incalzare della pandemia e mille volte indecisi sul mandarli all’asilo, quasi che quello possa essere il luogo del contagio che non perdona. Ma ancora più sorpresi quando scoprono che questi bimbi non hanno alcun ricordo della vita di prima e che il loro immaginario non va oltre un presente fatto di mascherine, abbracci negati, sterilizzazioni continue delle mani. E tanta, tanta ansia. Questa, purtroppo, è la loro normalità. L’unica che conoscono e che hanno sperimentato. E che ritengono possa essere anche la trama del loro futuro: una vita in maschera, vissuta schivando un nemico misterioso e crudele che ti toglie il fiato, come hanno visto mille volte in tv.

Per non parlare della tortura dei tamponi. Come è capitato a una bimba di 5 anni che a Natale, per tornare a Roma da Bruxelles, è incappata nelle restrizioni fulminee e senza preavviso del governo italiano e costretta a fare due tamponi a distanza di sole 24 ore. Ma questo è soltanto uno dei mille e mille episodi raccolti nelle cronache familiari e amicali.

Ciascuno di noi ha certamente qualcosa da raccontare e che riguarda i bambini. Come il caso dei gemellini nati poco prima dello scoppio della pandemia e usciti di casa pochissime volte. Loro tirano su la mascherina ai genitori e ai nonni perché si sono abituati a vederli sempre e solo così. A tal proposito, è grande la preoccupazione manifestata da alcuni psicologi per i ritardi, di questi bimbi, nel cogliere e interpretare la mimica facciale.

Insomma, fra le tante cose che apprenderanno in ritardo ci sarà anche la comunicazione non verbale che è uno dei cardini della conoscenza umana, insieme con il linguaggio verbale e la gestualità. Tutte componenti essenziali per una buona e sana relazione umana, se imparate al momento giusto e introiettate senza sforzo, attraverso la consuetudine dello sguardo, del tatto e della comunicazione interpersonale.

Certo non mancano, secondo gli addetti ai lavori, vere e proprie condizioni di stress anche fra i più piccoli, con difficoltà nel sonno e uno stato accentuato di ansia. Sino ai casi più estremi, come il manifestarsi della diuresi notturna e la sindrome del letto bagnato, vissuta talvolta dai piccoli con un grande senso di colpa. Dinanzi a tutto questo malessere, nutriamo la speranza che il ritorno alla normalità rimetta in moto, attraverso l’intensificazione delle relazioni, i processi cognitivi di base e soprattutto allenti la tensione che ha pervaso la vita di tante famiglie.

Ora, noi tutti dobbiamo prendere un grande impegno:

aiutiamo questi bambini a costruire i ricordi di domani.

Recuperando il tempo perduto attraverso la costruzione di un presente più ricco. Di abbracci e di giochi, di canti e di sorrisi, di disegni a colori e di corse sui prati, di feste con gli amichetti e di gite di gruppo, di baci e carezze. I nostri bambini ne hanno un disperato bisogno.

E a dire il vero, pure i loro genitori e i loro nonni, i loro zii, insegnanti, baby sitter e pediatri. Sì, pure noi che semplicemente li vediamo al parco giochi del quartiere e gioiamo delle loro urla e delle loro manifestazioni di gioia. Aiutiamoli a dimenticare questi due anni orribili e rassicuriamoli: il loro (e nostro) futuro non sarà in maschera…