• on agosto 23, 2021

Afghanistan. Card. Bassetti: “Parrocchie e diocesi in campo per l’accoglienza”

(Da Rimini) L’Incontro del Mediterraneo, che si terrà nei mesi iniziali del nuovo anno a Firenze, la città di Giorgio La Pira, che “cosa altro è se non un Sinodo dove riunirsi, valutare proposte, esperienze e progettare insieme? Questo è ciò di cui abbiamo bisogno non solo per la Chiesa italiana ma per tutto il mondo”. Lo ha detto questa sera il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, intervenendo al Meeting di Rimini, all’incontro “Mediterraneo, frontiera di pace”. Il cardinale ha ricordato che “il Mediterraneo è da sempre un laboratorio di scambi tra culture e tra popoli. In questo piccolo bacino che bagna tre continenti, come ricordava il sindaco di Firenze, La Pira, si sono sviluppate almeno 20 civiltà. Questa è la terra indicata da Dio ad Abramo, che contiene per questo i germi delle tre religioni monoteiste i cui appartenenti credono alla trascendenza di Dio, il Creatore. Dal Mediterraneo la pace può estendersi a tutto il mondo”. L’Incontro di Firenze, previsto nei primi mesi del 2022, darà continuità al progetto dell’”Incontro di riflessione e spiritualità Mediterraneo frontiera di pace”, che si è svolto a Bari dal 19 al 23 febbraio 2020. L’appuntamento, ha spiegato il presidente della Cei, “coinvolgerà le comunità ecclesiali e civili del ‘Mare Nostrum’ e si svilupperà attorno al tema della cittadinanza e della fraternità. Io spero che a Firenze possano riunirsi le tre religioni abramitiche, l’ebraismo, il cristianesimo e l’islam. A margine dell’incontro il cardinale ha concesso un’intervista ai media della Cei (Sir, Avvenire e Tv2000), a Radio Vaticana e al Quotidiano del Meeting.

Quale impegno metterà in campo la Chiesa italiana per aiutare gli afghani in arrivo?
Faremo tutto il possibile. Ci è stato chiesto un impegno anche a livello di diocesi e parrocchie e vedremo cosa sarà possibile fare. Molte famiglie giunte in Italia sono legate tra di loro e sono numerose, anche 15 o 16 persone. Come sempre faremo il possibile davanti al fratello in difficoltà per accoglierlo. Ma va detto che questo è un problema che può essere affrontato solo insieme anche per gettare le premesse affinché tali tragedie non si ripetano.

Le truppe sono fuggite, hanno lasciato tutte le armi. È come mettere un fucile in mano ad un bambino.

Delle volte si fanno dei gesti che non sono sufficientemente riflettuti e pensati. Indipendentemente da come sono avvenuti i fatti, come sempre la Chiesa italiana, attraverso la Caritas, si attiverà. Bisogna essere ordinati nella carità.

Quale contributo potrà dare il Meeting, con la sua riflessione sull’”io” alle Settimane sociali di Taranto del prossimo ottobre?
Credo che la riflessione sull’io sia molto importante perché si sta evidenziando un “io” coniugato al singolare e non più al plurale. Io sono l’altro, io sono gli altri. Se ci si mette in questa logica tutto cambia e si trasforma perché si mette in pratica il Vangelo di Cristo. Questo “io” così urlato da tutte le parti è solo la brutta maschera che copre quello che abbiamo di bello.

A che punto è il lavoro di preparazione dell’Incontro dei vescovi e dei sindaci del Mediterraneo che si terrà a Firenze, in continuazione con quello di Bari del 2020?
Stiamo lavorando con gli inviti anche ai sindaci. Un lavoro complesso perché sono tanti i sindaci che vorrebbero partecipare ma oltre un certo numero non è possibile anche per poter tenere un discorso ordinato e approfondito dei problemi sul terreno. Sarà un incontro di grande apertura interconfessionale con tanti sindaci di fede islamica, ma anche cristiana ed ebraica. Il problema della cittadinanza sarà per questo molto approfondito sulla linea del discorso di Papa Francesco con l’imam di Al Azhar.

Le parole di quest’ultimo – “Basta l’appartenenza alla natura umana per dire siamo fratelli” – vanno inserite all’interno di un discorso di pace e di riconciliazione, in una sorta di “crociata al rovescio”.

Il Meeting è un segnale di ripartenza ma la vera sfida è quella di avere il coraggio di dire “io”. Che vuol dire avere questo coraggio in un momento di grave incertezza per l’Italia e gli altri Paesi?
Dire “io” è semplice, dire “io” per difendere i miei diritti, talvolta anche senza tenere conto degli altri. Qui, invece, dire “io” ha il significato di dire “io” ci sono per te. Questo è il significato dell’”io” cristiano.

Eminenza, ha da poco annunciato la decisione di guidare, a fine settembre, un pellegrinaggio a piedi fino alla Porziuncola di Assisi, per supplicare al Signore il dono delle vocazioni…
Si tratta di un pellegrinaggio che avevo iniziato ad Arezzo, da Bibbiena a La Verna, 21 km. Mi tiravo dietro tanta gente e tante erano le vocazioni e tanta la preghiera. Poi ho creduto che forse si potesse fare una pastorale vocazionale scientifica. Riflettendo ho capito che bisogna riprendere certe abitudini buone. Si lavora più di ginocchia che di testa. Andiamo a pregare. Sono contento perché ho visto una reazione positiva e non perché c’è voglia di camminare e basta.