• on agosto 27, 2021

Afghanistan. Bertolotti (Start Insight): “Talebani ora i primi alleati dell’Occidente nella lotta all’Isis. Fattore molto pericoloso”. La carta del Panshir

Con il doppio attentato ieri all’aeroporto di Kabul, l’Isis Khorasan (Is-K), fazione afghana dello Stato Islamico, ha inteso dimostrare “l’incapacità dei talebani di garantire la sicurezza e la pace del territorio e lanciare un monito a tutti i civili: chi lascia un Paese islamico per rifugiarsi in uno di infedeli verrà punito duramente, insieme con quegli infedeli che adesso se ne stanno andando da sconfitti.

Dopo gli attentati di ieri i talebani diventano i primi alleati dell’Occidente nella lotta all’Isis.

E questo è molto pericoloso”. È quanto dichiarato al Sir da Claudio Bertolotti, uno dei massimi esperti di questioni afghane, direttore esecutivo di Start InSight, commentando le stragi di ieri a Kabul che hanno provocato oltre 100 morti, tra questi 13 soldati americani e almeno 90 cittadini afgani.

Claudio Bertolotti

“Is-K – spiega l’analista – ha rivendicato l’attentato per confermarsi come protagonista attivo del nuovo scacchiere afghano, in contrapposizione con i talebani che a loro volta cercheranno di dare rassicurazioni all’Occidente per evitare l’isolamento internazionale”.

Talebani obiettivo dell’Is-K. Per la prima volta, aggiunge Bertolotti, “i talebani si ritrovano come obiettivi di un terrorismo che devono contenere”. Anche per questo, “da qui in poi, otterranno il sostegno da parte statunitense, anche se non in via ufficiale, nella lotta allo Stato Islamico che – contrariamente ai talebani che hanno una visione nazionale e non sono interessati ad agire al di fuori dei confini nazionali – guarda all’Afghanistan come punto di partenza per la sua lotta globale. Il contributo che i talebani potranno dare alla sicurezza globale sarà, dunque, sostenuto dagli stessi Usa in ottica di contenimento della spinta jihadista dell’Is-K”.

(Foto: ANSA/SIR)

Tutto questo, però, non deve tranquillizzare l’Occidente, perché, sottolinea Bertolotti, che è anche Associate Research Fellow presso l’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi), l’appoggio Usa potrebbe “significare la legittimazione, anche se non sul piano del diritto, di un gruppo di terroristi che governa un Paese conquistato attraverso tecniche terroristiche. Si tratta di un incentivo a tutti i gruppi terroristici a livello globale per portare avanti una lotta che, come dimostra la vicenda talebana, porterà alla vittoria”.

“È paradossale che, in questa fase, i talebani diventino i primi alleati dell’Occidente nella lotta all’Isis. Un paradosso che – rimarca Bertolotti – conferma la miopia degli Stati Uniti che, come avvenuto anche in Iraq, hanno guardato al problema nell’immediato senza valutare le conseguenze strategiche nel lungo periodo. Questo sarà molto pericoloso”.

(Foto: ANSA/SIR)

Resistenza anti-talebana. Da non sottovalutare per il futuro anche il ruolo, in funzione anti-talebana, di Ahmad Massoud, figlio del generale Massoud noto anche come il Leone del Panshir, e Amrullah Saleh “presidente ad interim” del Paese dopo la fuga di Ashraf Ghani. “I due – afferma Bertolotti – sono stati silenziati dagli Usa. Oggi si fa finta che l’Afghanistan sia caduto completamente in mano talebana e che la transizione di potere sia un fatto inevitabile. Tutto questo non tiene conto del diritto internazionale”. “Saleh – rimarca l’analista – è il presidente in base alla Costituzione che è ancora in vigore, non è decaduto”. La questione da affrontare, sostiene Bertolotti, è: “Quanto potrà durare una resistenza anti-talebana nel Panshir (che incarna il legittimo governo dell’Afghanistan attraverso il suo presidente Saleh) senza il sostegno logistico, militare e finanziario dell’Occidente? L’unica possibilità di sopravvivenza del fronte anti-talebano oggi circondato dai talebani”, risponde il direttore esecutivo di Start InSight, “è un ponte aereo che potrebbe garantire i rifornimenti necessari. Va detto, inoltre, che molti ex militari delle Forze speciali, addestrati al combattimento, sono riparati nella valle del Panshir e sono pronti a difenderla”. Questa dovrebbe essere, per l’esperto, “un’opzione da tenere in considerazione in qualunque accordo o dialogo con i talebani. Si tratta di un asso nella manica che la comunità internazionale può giocarsi senza correre il rischio di alimentare una ulteriore guerra civile”.

“Giocare la carta del Panshir e della Repubblica islamica dell’Afghanistan come strumento di mediazione verso una vera transizione che allarghi a tutte le componenti afghane, e non solo talebana, la guida del Paese”.