• on novembre 3, 2021

“Accordi di Glasgow” ma la partita non è finita, la palla passa ora ai negoziatori

Concluso a Glasgow il primo tempo della partita “tra l’umanità e il climate change”. La palla ora passa ai negoziatori. E’ il premier britannico Boris Johnson ieri sera a paragonare il Vertice di Glasgow ad una partita di calcio e nel fare il punto della situazione dopo due giorni di colloqui con circa 120 leader mondiali, ha detto: “non c’è dubbio che siano stati compiuti alcuni progressi”. Ma “è fin troppo facile farsi prendere da uno stato d’animo di entusiasmo esagerato”. “Dobbiamo stare attenti a guardarci dalle false speranze”. Il lavoro non è ancora finito. “Ci sono due settimane di negoziazioni” e “c’è ancora molta strada da fare ma va detto che sono cautamente ottimista”.

Nel suo intervento alla stampa, il premier britannico ha elencato i punti positivi emersi nel vertice. Il più importante riguarda l’impegno per la salvaguardia delle foreste. Alla Cop26 di Glasgow oltre cento leader del mondo, che guidano i Paesi ospitanti l’86% delle foreste del globo, si sono impegnati a stroncare la deforestazione entro il 2030, mettendo sul tavolo impegni finanziari (che comprendono anche investimenti privati) per un ammontare di 19,2 miliardi di euro. L’Unione europea – per voce della presidente della commissione Ue Ursula von der Leyen – si è impegnata per un miliardo, di cui 250 milioni da destinare al Bacino del Congo (secondo polmone della Terra dopo l’Amazzonia). Il presidente americano, Joe Biden, ha annunciato che chiederà al Congresso di stanziare 9 miliardi entro il 2030. Ma tra i firmatari ci sono anche Brasile (sotto attacco per aver trascurato negli ultimi anni l’Amazzonia), Russia, Cina, Colombia, Indonesia, Australia, Costa Rica.

Altro punto significativo messo a segno dal Vertice di Glasgow l’aumento a oltre 100 (da 80) il numero dei Paesi che alla Cop26 hanno aderito all’impegno per la riduzione delle emissioni di metano del 30% entro il 2030. Si tratta di oltre 100 Paesi che rappresentano il 70% dell’economia globale hanno ora aderito all’iniziativa lanciata da Ue e Usa. In conferenza stampa, il premier britannico Johnson elogia anche la presenza di donatori privati entrati in campo nella lotta al surriscaldamento del pianeta. Ed è sempre la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ad annunciare il via alla ‘Eu Catalyst Partnership’, programma da 1 miliardo di dollari per incoraggiare gli investimenti in tecnologie per il clima. Il programma vedrà l’impegno comune dell’Ue, del fondatore di Microsoft Bill Gates e della Banca Europea degli Investimenti. Johnson ha indicato anche l’obiettivo di erogare 100 miliardi di dollari l’anno ai Paesi più vulnerabili per favorirne la transizione verde. Obiettivo che verrà raggiunto “nel 2023, ma spingiamo per raggiungerlo prima, nel 2022. Un grande impegno è arrivato dal Giappone, ma servono ulteriori azioni da altri Paesi” per raggiungerlo. “Manterremo la pressione”.

“Il cambiamento climatico non è una questione politica”, ha detto il premier britannico. “Per decine di milioni di persone, nel mondo, è una questione di vita o di morte”. Per questo ai negoziatori che da oggi iniziano “la partita”, Johnson dice di “andare avanti, non tornare indietro”. “Il mio messaggio ai negoziatori è molto semplice: i leader mondiali hanno lasciato la Cop ma quello che dico a voi è che gli occhi del mondo, gli occhi dei popoli del mondo, gli occhi del governo britannico e dei governi del mondo, sono su di voi”. Le promesse fatte in questi due giorni “devono essere seguite dalle azioni”, avvertendo che il governo britannico seguirà i negoziati da vicino per essere sicuro che non ci siano arretramenti rispetto a quello che è stato detto.

A Glasgow, sono arrivati i messaggi dei grandi leader delle religioni mondiali. Il papa ha inviato un messaggio che è stato letto dal cardinale Segretario di Stato Vaticano Pietro Parolin. “Sono troppi, ormai, i volti umani sofferenti di questa crisi climatica: oltre ai suoi sempre più frequenti e intensi impatti sulla vita quotidiana di numerose persone, soprattutto delle popolazioni più vulnerabili, ci si rende conto che essa è diventata anche una crisi dei diritti dei bambini e che, nel breve futuro, i migranti ambientali saranno più numerosi dei profughi dei conflitti”. Da qui, un appello forte: “Bisogna agire con urgenza, coraggio e responsabilità. Agire anche per preparare un futuro nel quale l’umanità sia in grado di prendersi cura di sé stessa e della natura”. Alla voce del Papa si è unita anche quella del Grande Imam di al-Azhar, Ahmad al-Tayyeb: “Non c’è alternativa alla responsabilità condivisa e alla solidarietà per mitigare il cambiamento climatico. Questa è la responsabilità che tutti noi abbiamo nei confronti delle generazioni future”.