• on gennaio 2, 2020

A Mendoza la diocesi è con il popolo contro le legge sull’uso di sostanze tossiche nelle miniere. Il vescovo: “Non ha legittimità sociale”

Alla fine, il popolo di Mendoza ha vinto. La legge “9209”, che si proponeva di superare la “7722”, il provvedimento, datato 2007 che impediva l’uso di sostanze tossiche nell’estrazione mineraria e stabiliva regole ferree per la difesa delle risorse idriche, scarsissime e dunque preziose nella provincia andina dell’Argentina occidentale, è stata in pratica “spazzata via” a causa della pacifica sollevazione popolare di queste settimane.
Eppure, il nuovo governatore della Provincia di Mendoza, Rodolfo Suárez, non aveva voluto sentire ragioni. Insediatosi lo scorso 10 dicembre, aveva proceduto a tappe forzate all’approvazione della “9209”, dandola vinta agli interessi delle multinazionali minerarie e rifiutandosi di ascoltare i molteplici appelli provenienti dalla società civile, a cominciare da quelli dell’Arcidiocesi.

Erano in tanti a sostenere che appariva al di fuori di ogni logica permettere di inquinare con cianuro e acido solforico, sostanze necessarie nelle estrazioni minerarie, la poca acqua presente nell’arida provincia, per la precisione solo nel 4% del territorio. Risorsa rara e preziosa, che non ha impedito ai laboriosi abitanti, in numerosi casi discendenti di emigranti europei e soprattutto italiani, di coltivare ulivo e viti e di produrre vini tra i più rinomati del continente.

Una volta approvata la legge “9209”, lo scorso 23 dicembre, il copione era già scritto. Il provvedimento equivaleva a un lasciapassare per coloro che si proponevano di sfruttare le risorse di questo territorio sospeso tra terra e cielo, tanto singolare e prezioso quanto fragile. Già 19, infatti, i progetti pendenti, riguardanti in gran parte l’estrazione di rame, ma anche di oro, uranio, argento, ferro, piombo e zinco.
Il Governatore, però, non aveva messo in conto la reazione della gente. Nei giorni che hanno immediatamente preceduto e seguito il Natale, si sono susseguite chiassose e pacifiche manifestazioni, mai viste nella storia della città. E il 27 dicembre Suárez ha alzato bandiera bianca, impegnandosi a far approvare in tempi rapidissimi una nuova legge che farà, in pratica, “rivivere” la “7722”. Cosa, in effetti, avvenuta il 30 dicembre.

L’arcivescovo: “Battaglia di tutto il popolo e di tutta la Chiesa”. Tra i più soddisfatti c’è, senza dubbio, l’arcivescovo di Mendoza, mons. Marcelo Daniel Colombo, che rivela al Sir: “Abbiamo vissuto giorni di tensione, che hanno compromesso la festa dell’inizio della vendemmia, che qui è un momento molto atteso. Alla fine mi sono incontrato con il Governatore, ammetto che non è stato un colloquio facile, abbiamo avuto una discussione molto forte, ma alla fine ha prevalso la ragionevolezza.

La nuova legge era stata ormai approvata, ma non aveva legittimità sociale”.

L’Arcidiocesi di Mendoza, come accennato, ha fatto sentire senza sosta la sua voce, sia direttamente con il proprio arcivescovo che con pronunciamenti della Pastorale sociale, diverse volte negli ultimi mesi: il 29 ottobre, il 18 e 19 novembre, il 16, il 20 e il 23 dicembre, quando mons. Colombo aveva scritto direttamente al Governatore, che fino a quel momento si era rifiutato di incontrarlo. L’arcivescovo ha dovuto subire le critiche di chi accusava la Chiesa di entrare nel terreno politico, “ma le cose – afferma – non stanno così. Questa era una battaglia di tutta la popolazione e lo è stata di tutta la Chiesa. E’ stata condivisa a tutti i livelli, con il Consiglio presbiterale e le comunità, non c’è parroco che non l’abbia fatta propria. Non a caso, sono scese in piazza 80mila persone, un numero elevatissimo per la nostra città. A livello di quadro di riferimento, ci è stata di grande aiuto l’enciclica Laudato Si’, ma devo dire che essa ha trovato terreno fertile, nel contesto di una forte tradizione di sensibilità sociale e ambientale”.

Mons. Colombo ne è convinto, la legge “7722” è fondamentale per preservare il territorio di Mendoza: “Ci ha protetto per anni dall’utilizzo di sostanze tossiche usate nelle industrie estrattive, su tutte cianuro e acido solforico. Nella nostra provincia esistono venti progetti di estrazione mineraria. Ed erano tutti pronti a partire, nel caso fosse entrata in vigore la nuova legge”.

Tutto il territorio mobilitato. Daniel Funes, uno dei portavoce dell’Assemblea dell’Acqua di Mendoza, il comitato che da anni difende la “7722”, ha vissuto giorni febbrili: “Sono arrivati da tutta la provincia e anche da altre zone del Paese, da San Carlos (municipio che si trova qualche decina di chilometri a sud del capoluogo), si è svolta una marcia pacifica fino a qui. La gente ha marciato per trenta ore, ha riempito la strada per chilometri”, racconta. In pratica, “non c’è stato villaggio della provincia che non si sia mobilitato”. Fuentes è una sorta di “memoria storica”: “Il nostro Comitato è sorto nel 2002, poi dopo l’approvazione della ‘7722’, le imprese minerarie hanno tentato in tutti i modi di smantellarla. E’ una legge importante, perché proibisce l’uso di sostanze tossiche, ma anche stabilisce, nel caso di nuovi progetti minerari, il coinvolgimento della popolazione locale e di chi vive nei bacini fluviali interessati. Ci sono stati ricorsi, fino alla Suprema Corte. Tutti respinti. L’unica possibilità era cambiare la legge, e ci hanno provato, fin dal 2017. Poi, in queste settimane, il Governatore appena eletto ha forzato la situazione. Ma la sollevazione, inizialmente repressa, è stata fortissima. Una poblada (concorso di popolo, ndr) incredibile, contro gli accordi delle cupole e del potere politico”. Fuentes ritiene che la battaglia della gente di Mendoza possa essere un riferimento anche per altre zone del Paese, soprattutto la Patagonia e in particolare la provincia di Neuquén, “dove si sta svolgendo un simile dibattito sulla custodia dell’acqua e sui progetti estrattivi”.