• on dicembre 4, 2021

95° Settimane sociali dei cattolici. Jérome Vignone: “Per onorare l’avvenire bisogna innanzitutto impegnarsi con lucidità nel presente”

“Osiamo sognare l’avvenire. Prendersi cura delle persone e della terra”: questo il tema del 95° incontro delle Settimane sociali di Francia che si è svolto nell’ultimo fine settimana di novembre; due giorni a distanza, uno in presenza a Versailles. C’è bisogno di “rialzare la testa, sognare il domani e sperare, non immergendosi in un sogno evasivo per scappare dalla realtà, ma costruendo insieme un sogno a occhi aperti, razionale e controllabile che possa generare una forza mobilizzatrice e uno slancio creatore del possibile” ha detto aprendo l’incontro Dominique Quinio, la presidente delle Settimane sociali (Ssf). È una iniziativa di laici e laiche che dal 1904 in Francia traduce in confronti, proposte politiche, iniziative sociali, la dottrina sociale della Chiesa. I binari della riflessione del recente incontro annuale sono stati la Laudato Si’ e Fratelli tutti, attraversati nelle conferenze, gruppi di lavoro e tavole rotonde da sguardi multidisciplinari e approcci molto variegati. I partecipanti hanno lavorato due giorni on line e la domenica si sono ritrovati a Versailles. Il Sir ha domandato a Jérome Vignone, già presidente di Ssf, nonché attualmente presidente dell’osservatorio nazionale della povertà e dell’esclusione sociale e di quello della precarietà energetica, di offrire elementi di analisi sull’esperienza vissuta.

Bilancio generale dell’incontro?
L’atmosfera era molto positiva perché il tema scelto era intrinsecamente orientato a privilegiare la dimensione cristiana della speranza. Questo è il termine che è stato più pronunciato: speranza con la s minuscola – non solo quella escatologica – nel senso di ciò che ci dona profonda fiducia sia nel fatto della presenza di Dio che diventa percettibile, sia nel fatto stesso di impegnarci e agire nel presente. Ciò che i partecipanti in questa sessione hanno realizzato nei diversi interventi è che per onorare l’avvenire, per permettergli di compiere ciò che porta in sé di bene, bisogna innanzitutto impegnarsi con lucidità nel presente.

Ci sono stati elementi di novità?
In maniera un po’ eccezionale rispetto alla tradizione delle settimane sociali, c’è stato un contributo di persone che sono impegnate nel contesto della psicologia e quindi una dimensione personale della vita e della fede, mentre di solito guardiamo di preferenza alle scienze sociali, la sociologia, la storia. Sono arrivati degli input molto forti da queste persone che ci hanno rimandato all’interiorità; abbiamo parlato della meditazione come modo efficace per mobilitare le risorse interiori per potersi progettare verso l’esterno, verso la vita del mondo.

“Osiamo sognare l’avvenire” recitava il titolo: la prima persona plurale che senso ha?
All’ascolto di due encicliche, Laudato Si’ e Fratelli tutti, abbiamo riflettuto sulla prospettiva della fraternità come valore politico, sviluppato dal Papa. Questo permette di rispondere in una maniera anche contagiosa alle sfide ambientali. Un altro tema è stato quello dei giovani, lo sguardo dell’avvenire. In Francia ma non solo, questa generazione vive una sorta di eco-ansia, sono preoccupati per la non-soluzione del problema ecologico. Ma questa eco-ansia, canalizzando una attenzione spirituale, può anche diventare un piano per reagire positivamente senza timore di non apportare una risposta completa. Si è messo a fuoco il fatto che non ci si attende dai singoli soluzioni totali alle crisi che viviamo: risposte parziali possono fruttificare in modo misterioso attraverso la comunione dei santi, la vita spirituale, o comunque quella dimensione che supera il quadro puramente razionale. Questo ha portato molto conforto rispetto al modo di affrontare le crisi con cui siamo confrontati.

In effetti il clima nella Chiesa cattolica in Francia non è dei più sereni in queste settimane: se ne è parlato?
La nostra presidente ha iniziato l’incontro evocando la crisi evidenziata dal rapporto Sauvé che ha portato a rivelazioni assolutamente stupefacenti e che ci hanno sopraffatti e poi quello della diocesi di Parigi, che non ha nulla a che vedere con il rapporto Sauvé ma che ha un grande significato, essendo Parigi la diocesi emblematica del cattolicesimo francese, dove ci sono il maggior numero di sacerdoti e vocazioni. E vedere che l’arcivescovo è arrivato a rimettere il suo incarico nelle mani del Papa è un problema. Ma la presidente ha indicato come questi problemi non possono metterci a terra se siamo credenti: al contrario, possiamo partecipare a una sorta di rinnovamento.

In che modo, concretamente?
Attualmente le Settimane sociali sono impegnate nella Federazione “Promesses d’Eglises”, dove convergono una quarantina di movimenti laicali che un tempo non cooperavano, per poter elaborare insieme proposte sul ruolo dei laici nella Chiesa, che si inscrivano nelle raccomandazioni del rapporto Sauvé. Speriamo anche come Settimane sociali che il percorso sinodale lanciato dal Papa possa permettere di mettere in atto un cambiamento auspicabile affinché la nostra Chiesa sia più santa e meno peccatrice. Anche se l’ancoramento delle Ssf è nel cristianesimo sociale e non sono specializzate nell’ecclesiologia, sono parte di questa volontà di rinnovamento nella convinzione che lo Spirito soffia, malgrado tutto, nel cuore dei credenti e della società.

Prospettive di rilancio dall’evento di Versailles?
Noi abbiamo sempre messo l’accento sul lavoro, la dignità della persona nel lavoro, la lotta contro la disoccupazione, a partire da Rerum Novarum, ma forse ora è tempo di mettere il centro della preoccupazione sociale non più solo sul lavoro, ma su come abitiamo i luoghi di vita: le città, le campagne, le scuole, gli ospedali, ma anche la terra e come ciò risponde alla dignità della persona. Il messaggio forte è stato dire che forse bisogna guardare la qualità del lavoro come una conseguenza di questo spostamento di sguardo verso la domanda:

come abitiamo la terra e lo spazio che ci è donato? come ci prendiamo cura degli spazi comuni?

Le condizioni di lavoro diventano quindi la conseguenza di un punto più fondamentale, che supera la questione del lavoro, per inglobare quella dell’utilizzo dei beni. Questo è originale nelle conclusioni, nel “tutto è legato” di papa Francesco: riconsiderare la questione della qualità del lavoro a partire da una domanda sul modo in cui noi consumiamo i beni e usiamo i servizi. Questo apre piste nuove per l’impegno nella società, che è lo scopo delle settimane sociali, cercando di considerare insieme le questioni ecologiche e quelle del lavoro, senza dissociarle. Entreremo in un tempo molto politico in Francia, con le elezioni presidenziali tra qualche mese e sarà importante cercare di privilegiare politiche ecologiche che siano allo stesso tempo politiche di qualità sul lavoro.